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Considerando un atteggiamento
tipico degli insegnanti, sia della scuola dell'infanzia che di quelli
della scuola elementare, nel proporre la geometria ai bambini e cioè
quello di partire con il riconoscimento delle figure piane( triangolo,
quadrato, rettangolo, cerchio
sfruttando spesso i cosiddetti "blocchi
logici"), ho voluto sperimentare (dopo due ILLUMINANTI corsi d'aggiornamento)
il percorso inverso: partire dal tridimensionale per giungere solo in
seguito al bidimensionale. Tutto ciò che circonda il bambino, d'altronde,
ha tre dimensioni: i suoi giochi, l'arredamento della sua casa, il materiale
scolastico. Per questa ragione, acquista un forte significato didattico
coinvolgere i bambini in attività che partono da figure solide
fin dai primi anni della scuola elementare. Questa proposta prevede varie
fasi per scoprire e analizzare le proprietà delle figure solide
che parte dall'osservazione di scatole, contenitori, pezzi di costruzioni,
con i quali i bambini possono giocare.
IL PLASTICO DELL'AULA
Dopo diverse esperienze nel reale vissute con il corpo(interdisciplinarietà
con Ed. Motoria e Geografia), si può ipotizzare la costruzione
di un plastico o di vari plastici (uno per ogni bambino) realizzati semplicemente
con scatole da scarpe, della forma che ricorda quella dell'aula. Nella
costruzione dei plastici si sviluppano numerose capacità
OBIETTIVI
1. localizzazione e organizzazione spaziale;
2. orientamento;
3. progettazione e invenzione;
4. padronanza di sistemi di rappresentazione;
5. riconoscimento e descrizione di alcune delle principali relazioni spaziali
come: sopra/sotto, davanti/dietro, destra/sinistra, vicino/lontano,
Inoltre questa attività permette di dare il via ad un primo approccio
relativo alla misura. La realizzazione del plastico consiste quindi nella
localizzazione spaziale da parte dei bambini di tutti gli elementi principali
della stanza come finestre, porte, banchi
(rappresentati ad esempio
da gomme, da scatoline vuote di fiammiferi, di medicinali o costruiti
con il DAS ). La localizzazione da parte dei bambini dei vari elementi
della stanza, avviene di solito dopo che l'insegnante ha fornito il primo
punto di riferimento sul plastico, che può ad esempio essere la
porta di entrata dell'aula o la cattedra
.
Una volta costruito il plastico e arricchito dai bambini a piacere, si
possono realizzare una serie di esperienze come:
1. posizionare un oggetto in un particolare punto dell'aula e chiedere
ad un bambino di mostrare dove si trova nel plastico;
2. realizzare un particolare percorso nel reale e chiedere ad un bambino
che tiene in mano un oggetto di riprodurlo nel plastico così com'è
avvenuto nel reale, o viceversa dal plastico al reale.
Queste attività prevedono quindi il passaggio dal reale, al tridimensionale
e viceversa; solo successivamente si potrà proporre ai bambini
di realizzare la mappa dell'aula avendo la possibilità di osservare
attentamente il plastico dall'alto, quindi da un punto di vista diverso
da quelli quotidianamente possibili per la propria aula.
Il plastico rappresenta un ponte tra l'esperienza vissuta con tutto il
corpo e la rappresentazione con l'uso della sola matita in ambiente bidimensionale.
Le realizzazioni di queste ultime, da parte dei bambini, saranno più
verosimili rispetto a quelle realizzate senza la mediazione del plastico;
in effetti i bambini individueranno inizialmente i contorni della sagoma
dell'aula vista dall'alto dentro i quali posizioneranno alcuni elementi
considerati caratterizzanti e importanti della stanza (molto spesso nella
giusta posizione rispetto al contorno dell'aula), mentre in assenza del
plastico il bambino, di solito, non riesce ad ipotizzare con precisione
il contorno e quindi rappresenta solo porte, finestre, giochi, tutti separati
e non BEN LOCALIZZATI nello spazio. Un'esperienza molto formativa consiste
nel valutare tutti insieme ciascuna mappa realizzata, confrontando la
sua correttezza con il reale. Da questa attività può scaturire
la scelta della mappa da considerarsi ufficiale per tutta la classe, oppure
può nascere la possibilità di realizzarne una, tutti insieme,
più verosimile al reale.
Costruita la mappa, si possono attuare attività di localizzazione
di un particolare oggetto o di percorsi prima nel reale, poi nel plastico
e infine nel disegno bidimensionale.
CONTENUTI:
" la costruzione di plastici e mappe;
" il collocare oggetti in un ambiente;
" il riprodurre e descrivere verbalmente prima nel reale poi nel
plastico e infine nel piano, un
semplice percorso;
" riconoscere nel mondo circostante e nel plastico alcune forme elementari
tridimensionali (cubo,
sfera, parallelepipedo) e solo successivamente bidimensionali (quadrato,
rettangolo, triangolo);
" progettare oggetti o ambienti con forme funzionali all'uso;
" dare l'avvio alla misura: osservare oggetti individuando in essi
grandezze che si possono
misurare;
" compiere confronti diretti e indiretti in relazione alla grandezza
individuata;
" effettuare le prime misure (con strumenti scelti dai bambini, anche
convenzionali se viene
proposto da loro);
" esprimere, rappresentare e interpretare i risultati di misure ricavate
(in questo caso di
lunghezza).
In questa esperienza il "problema" della misura nasce spontaneamente
fin dall'inizio dell'attività quando si osserva, per esempio, la
forma del pavimento della stanza. Inoltre nella costruzione del plastico
si noterà come già alcuni bambini tenteranno di tener conto
delle proporzioni fra le distanze distribuendo ad esempio i cartelloni
appesi in una parete dell'aula su una parete del plastico in proporzione
rispetto al reale, mentre altri daranno solamente importanza al numero
di cartelloni ma non alla distribuzione spaziale rispetto al reale. Queste
abilità andranno sempre più rafforzate fino ad arrivare
a proposte con le stesse finalità ma nel bidimensionale.
MATERIALI
Scatole da scarpe, scatoline di cartone di varie misure, gomme, bicchierini
di plastica, DAS, pongo, colla stick e vinilica, cartoncino, pennarelli
pennelli, tempere, ecc.
TEMPI
Tutto l'anno scolastico durante le ore di matematica, o sfruttando la
flessibilità, inserite nelle attività di laboratorio espressivo
o LARSA.
GLI SCHELETRATI
Per tutti i solidi a disposizione si cercano proprietà e si focalizza
l'attenzione sui poliedri che sono caratterizzati dai vertici, dagli spigoli
e dalle facce legati tra loro da particolari relazioni che si scopriranno
con il tempo. Si passa in seguito alla costruzione di solidi con stuzzicadenti
di varie lunghezze e pongo ( SCHELETRATI), dove le palline di pongo rappresentano
i vertici, mentre gli stuzzicadenti costituiscono gli spigoli. Utilizzando
sia gli stuzzicadenti che il pongo è possibile ottenere solamente
i poliedri, mentre non si riescono a costruire coni, cilindri e sfere
che si possono realizzare utilizzando unicamente il pongo. Tutto ciò
permette ai bambini di guardare "all'interno"del solido mettendo
così in risalto il numero dei vertici e degli spigoli, lasciando
solo all'immaginazione il numero delle facce. È significativo,
però, affiancare a questa attività l'usuale costruzione
di solidi realizzata con il cartoncino dove l'attenzione è invece
concentrata sul numero di facce, mentre si dà meno rilievo ai vertici
e agli spigoli. Avendo entrambi i modelli a disposizione, risulta facile
per i bambini individuare il numero di elementi che caratterizzano i solidi
realizzati. Come possiamo passare poi al piano? Basta fornire un solido
ad ogni bambino e forma di cubo e dire di tagliare il minor numero possibile
di spigoli in modo da riuscire a distenderlo sul piano. Si otterranno
così alcuni sviluppi del cubo
Questa divertente attività si può organizzare seguendo varie
fasi.
LE
FASI DI LAVORO
1. Gioco libero. Con le palline di
pongo e gli stuzzicadenti a disposizione si costruiscono vari solidi di
fantasia, ma anche case, castelli, torri che molto spesso non sono altro
che solidi sovrapposti.
2.
Si fornisce un modello tridimensionale di poliedro(scheletrato), già
costruito dall'insegnante con pongo e stuzzicadenti, e si chiede ai bambini
di riprodurlo. È bene osservare di quanti vertici (ossia quante
palline di pongo), di quanti spigoli (ossia di quanti stuzzicadenti) e
di quante facce (che si devono immaginare) è formato il nostro
poliedro.
3.
Contrariamente alla fase precedente si può realizzare dando questa
volta come modello un solido pieno, come ad esempio una scatola, e chiedendo
ai bambini di realizzare lo stesso solido, cioè della stessa forma
ma "scheletrato", ottenuto cioè utilizzando stuzzicadenti
e pongo.
4.
L'attività si può complicare sempre più
si
può chiedere ai bambini di costruire con pongo e stuzzicadenti,
il disegno che vedono rappresentato su un foglio; si passa così
dall'osservazione del progetto bidimensionale alla sua realizzazione tridimensionale.
5.
Un'ulteriore fase che si può aggiungere è di chiedere ai
bambini di costruire un certo poliedro, ad esempio un cubo o una piramide
a base quadrata, senza dare né un modello tridimensionale, né
un disegno bidimensionale: la consegna è solo orale. Questo comporta
il dover conoscere il modello proposto, il saperselo immaginare per focalizzare
gli elementi che lo caratterizzano e, in base a questo saperlo riprodurre.
6.
Passiamo ora dal tridimensionale al bidimensionale: partendo da un modello
di poliedro
tridimensionale costruito dai bambini si chiede di rappresentarlo sul
foglio, di crearne cioè
uno bidimensionale. Questa fase richiede una certa capacità di
astrazione e diverse abilità
di tipo grafico ed è per questa ragione che risulta importante
che ogni bambino disponga
personalmente del modello da osservare e da posizionare nel modo prospettico
più
favorevole per individuare tutti gli elementi che lo formano.
OBIETTIVI
" sviluppare la visione spaziale (l'osservazione di un modello concreto
e la possibilità di osservare un diverso tipo di costruzione, permette
un'apertura che favorisce il saper "astrarre");
" favorire l'immaginazione spaziale (la costruzione di un oggetto
comporta, almeno in parte, una preliminare rappresentazione mentale di
ciò che si vuole costruire);
" migliorare la capacità di espressione linguistica (è
bene che i bambini parlino di geometria in
modo sempre più corretto utilizzando termini appropriati);
" individuare i solidi e le loro proprietà (risulta più
agevole focalizzare le proprietà dei singoli solidi se si riesce
a cogliere anche la parte opposta alla posizione della propria visuale
tramite
"scheletrati"). Saperli, inoltre, riconoscere anche nella natura
e nell'architettura, favorendo così
valenze interdisciplinari.
" fare matematica divertendosi, questo rimane sempre uno dei più
importanti obiettivi da
raggiungere, risulta infatti indispensabile far amare questa disciplina
troppo spesso presentata in modo arido e formale.

CONTENUTI
Il laboratorio vuol favorire il primo approccio alla Geometria partendo
dalle figure solide anziché da figure piane. Inoltre si individuano
gli elementi che caratterizzano i poliedri: vertici, facce e spigoli e
si trovano le relazioni che regolano questi enti.
MATERIALI
Stuzzicadenti di diverse lunghezze, pongo di differenti colori, eventualmente
ceci e piselli, cannucce, cartoncino, forbici, pennarelli, materiali da
disegno.
TEMPI
Tutto l'anno scolastico durante le ore di matematica, o sfruttando la
flessibilità, inserite nelle attività di laboratorio espressivo
o LARSA.
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